La Maratona del Parco dei Colli di Bergamo

Cari lettori, cari runner, trascorso più di un anno dallo scoppio della pandemia covid-19, vorrei fare una considerazione semplice, se volete anche fin troppo banale. Le condizioni dettate dell’emergenza sanitaria ci stanno inesorabilmente trasformando da liberi camminatori, alla costante ricerca di nuovi spazi di montagna, a piccoli criceti circoscritti nelle loro piccole gabbie, a cui non rimane altro che emulare i bei vecchi tempi, coi loro attinenti piaceri, girando sempre sulla stessa ruota. Non voglio avviare un discorso di cui non saprei reggere gli argomenti, ma mi pare scontato che stretti in un tram-tram sempre più claustrofobico, fatto di piccoli spazi (come i nostri appartamenti) e di relazioni umane appese ad un filo (quello invisibile del nostro wi-fi), le nostre idee e i nostri progetti soffocano per mancanza di libertà – l’aria che respiriamo sembra averne dosi sempre inferiori.

La soluzione definitiva la porteranno i politici, oppure i vaccini, oppure semplicemente il tempo, e non sarà un comunissimo orobico dinamico a suggerirvi cosa è giusto o cosa è sbagliato in questa epoca di pandemia. L’unico argomento su cui mi posso sbilanciare sono le corse in montagna e le linee (talvolta molto affascinanti) che definiscono tali itinerari. Fatta questa premessa, il messaggio che vorrei passare è: liberiamo nuovamente le nostre energie, partendo dai luoghi che ci stanno più vicini.

Da questo presupposto è nata la Maratona del Parco dei Colli di Bergamo. La linea che potete osservare è in realtà un grande abbraccio (lo stesso gesto che fisicamente non possiamo più dare e ricevere) a tutta l’area protetta della città di Bergamo. Non esiste singolo metro di questa linea che io non abbia percorso decine di volte, per l’occasione è bastato concatenare i principali luoghi di interesse e formare un unico itinerario, volto a seguire integralmente il perimetro del Parco.

Ma andiamo con ordine e partiamo dal principio, ovvero dalla presentazione del suddetto Parco Regionale. Purtroppo non riesco a dare informazioni che non si possano recuperare a loro volta da Wikipedia o dal sito ufficiale, quindi non mi resta altro che descrivere questa immensa area dal mio personale punto di vista.

Il Parco dei Colli di Bergamo può essere diviso sommariamente in due macro-aree: le colline di Bergamo Alta e la dorsale montuosa del Canto Alto. Le due aree sono affacciate l’una di fronte all’altra e sono separate dalla conca naturale dove risiedono i comuni di Ponteranica, Sorisole, Almè e Villa d’Almè.

Inutile provare a illustrare in poche righe le colline di Bergamo Alta (o Città Alta); mi limito solamente a dire che dietro l’illustrissima città vecchia (difesa dalle mura venete patrimonio dell’Unesco) esiste un territorio collinare che si protrae fino al Santuario di Sombreno (quasi al limite del Parco), fatto di sentieri e boschi di castagno, molto frequentato da MTB e camminatori d’ogni genere. Non fatevi ingannare dalla vicinanza alla città di Bergamo: tra queste colline vivono una quantità di specie animali incredibile – giusto ieri, un amico al telefono mi raccontava di un incontro molto ravvicinato (meno di 5 metri) con un capriolo, nei pressi del Colle Roccolone. Nel suo insieme, il rilievo di Bergamo Alta si potrebbe definire un monte orfano, poiché di fatto si erge isolato dalla pianura. La sua base è attorniata da chilometri di piste ciclabili, le stesse che utilizzeremo durante la nostra maratona.

Un’insolita veduta da Selvino sui rilievi del Parco dei Colli, irraggiati dalla prima luce del sole – Pic© Alberto Orlandi (archivio Orobie Trail, ed. Versante Sud)

Il Parco dei Colli (a discapito del suo nome) è sovrastato da rilievi ben più alti rispetto ai dolci declivi di Bergamo Alta. Il Canto Alto (o Pizzo Dente, nella sua antica denominazione) domina l’intera area dai suoi 1.146 metri di altezza. Il punto di forza della dorsale risiede in un’equa divisione tra i territori collinari e montani: chi si avventura per le colline si può ritrovare in poco tempo immerso in panorami strettamente prealpini, con visuali che arrivano ai confini della catena orobica, addirittura fino al Gruppo del Bernina.

Al suo interno possiamo distinguere l’area collinare della Maresana e del Colle di Ranica (posta tra Bergamo e l’imbocco della Valle Seriana), la dorsale montuosa del Canto Alto (che forma lo spartiacque con la Valle Brembana), la Valle del Giongo (solo una parte però è sotto la giurisdizione del Parco dei Colli) e infine le colline di Almè, Villa d’Almè, Sorisole e Ponteranica, dove grazie alla posizione favorevole (alcuni farebbero risalire l’origine del nome Sorisole a “sorriso del sole”) godono di importanti vigneti e altri tipi di coltivazioni.

Porta d’ingresso per le Prealpi Orobiche, al confine coi territori montani della Valle Brembana e della Valle Seriana, posso affermare che il Parco dei Colli di Bergamo, a mio avviso, è il parco naturale a ridosso di un’importante area urbana più florida (di storia, cultura, natura, panorami, strutture ricettive e sentieri …) di tutta la Lombardia. Entrate per crederci. 

Se fino ad ora è tutto chiaro, partirei con il tour de force.

Al Colle Sant’Anna, sotto la grande croce di vetta del Canto Alto (archivio Orobie Trail, ed. Versante Sud)

Lasciatemi introdurre il percorso con una descrizione tecnica. 

L’itinerario supera di poco la lunghezza della maratona (il mio orologio ha segnato 44 km) e presenta un dislivello pari a 1600 metri. Se avete letto attentamente i paragrafi precedenti, avrete compreso che il percorso si divide tecnicamente in tre parti: la prima e l’ultima parte tra le colline di Città Alta, caratterizzata da mulattiere, ciottolati, strade asfaltate e solo in minor percentuale di sentieri, per un percorso classificato come urban trail; mentre la seconda parte sulla dorsale del Canto Alto, che presenta una percentuale di sentieri elevata (+ dell’80%), per un percorso decisamente trail running.

Il tratto più duro della maratona, manco a dirlo, è proprio nei pressi del Canto Alto, Cima Coppi della nostra giornata. Dalla Forcella del Sorriso alla vetta il sentiero è decisamente verticale e comprende diversi tratti con fondo tecnico. Il resto dell’itinerario sarà quasi sempre corribile, si intende per una persona mediamente allenata. Portatevi una buona scorta di liquidi poiché dalla Maresana a Sombreno non avrete fonti d’acqua (salvo il rifugio Canto Alto, se aperto).

Il miglior periodo per correre la maratona del Parco dei Colli? Direi proprio durante questo periodo di inizio primavera, quando i prati sono in fiore, le piante germogliano, e il clima mite permette di correre senza particolari affaticamenti: le colline del Parco dei Colli danno il meglio di sé durante l’annuale risveglio della natura. Devo però ammettere che anche una corsa in notturna, durante una notte d’estate, sarebbe un’esperienza da non farsi mancare…

Quelle che seguiranno non saranno indicazioni precise per affrontare l’itinerario, piuttosto consideratele una sorta di vadenecum contenente i punti di interesse e le indicazioni di massima per orientarsi all’interno del Parco dei Colli. Per tutto il resto, vi lascio la traccia gpx che da cui potrete trarre indicazioni più precise.  

Le colline di Sombreno. Sulla destra, nascosto tra gli alberi, il Santuario di Sombreno (archivio Orobie Trail, ed. Versante Sud)

Fissiamo la partenza a Colle Aperto, a fianco di Porta Sant’Alessandro, uno dei principali ingressi per il centro storico di Città Alta.

L’ouverture della nostra maratona avviene lungo il perimetro panoramico delle mura venete, che si affacciano su Bergamo bassa e sulla Pianura Padana. Seguendo in leggera discesa Viale delle Mura, lasciamo alla nostra destra Porta Sant’Agostino, risaliamo al Campo della Fara e infine caliamoci nella città bassa passando sotto Porta San Lorenzo.

Dopo aver attraversato la Chiesa di Santa Maria Assunta, imbocchiamo sulla nostra sinistra la pista ciclabile che seguiremo per qualche chilometro. In questo modo attraversiamo Valtesse e il quartiere di Valverde, sempre a fianco del fiume Morla. Ormai fuori dal comune di Bergamo, teniamo la ciclabile che risale Valmarina e fiancheggia l’ex monastero (ai giorni nostri sede del mercato agricolo).

Seguendo le indicazioni per Almè affrontiamo la ciclabile in discesa e giungiamo in Via Strada al Mulino. Qua abbandoniamo la ciclabile e imbocchiamo la vecchia Galleria della Morla (illuminata anche di notte) che ci farà sbucare al parco pubblico di Ponteranica.

Abbandonato definitivamente il perimetro delle colline di Città Alta, ci apprestiamo a salire i rilievi della Maresana posti ai piedi del Canto Alto. Dalla via principale (via Valbona) si stacca una serie di scalette che ci porta in Via Ricchetti e poi, in discesa, in via Bassani. Qua uno strappo in salita ci introduce nel bosco di castagni che ricopre il versante, proseguiamo quindi lungo il sentiero e arriviamo alla località Maresana, classica meta fuori-porta per gli abitanti di Bergamo.

Muniti di luce frontale, non fatevi mancare l’esperienza di una corsa in notturna tra i rilievi del Parco dei Colli (archivio Orobie Trail, ed. Versante Sud)

Ora, arrivati in Maresana, i sentieri che salgono verso il Canto Alto sono molteplici; noi scegliamo il sentiero 401 che si affaccia sulla Val Seriana, e che concede ottimi scorci su quest’ultima. Con pendenze decisamente corribili, eccezion fatta per un ultimo ripido strappo, arriviamo alla croce del Colle di Ranica a quota 726 metri, ottimo punto panoramico sulla Val Seriana e sui suoi principali rilievi, primo tra tutti il Monte Misma.  

Dalla croce scendiamo al ristorante Pighet e da lì raggiungiamo la località Cà del Lacc (seguendo la strada o il sentiero). Imbocchiamo quindi la sterrata e prendiamo quota dolcemente nel bosco, fino alla Forcella del Sorriso (756 m.) a cavallo tra i comuni di Sorisole e Olera. 

Dalla forcella potremmo seguire il percorso escursionistico “classico”, che conduce ai prati del Canto Basso, ma siccome ci siamo prefissati di correre esclusivamente all’interno del Parco dei Colli (e il Canto Basso si trova appena fuori dal suo perimetro) optiamo per la dura verticale verso Campanua (indicazioni CAI). Guadagnata la dorsale principale, nei pressi delle Stalle di Braghizza, ci innestiamo al sentiero CAI principale; da qua alla vetta del Canto Alto (1.146 m.) sarà questione di pochi minuti.

La Cima Coppi della nostra maratona merita sicuramente una sosta. Se da un lato possiamo ammirare le colline di Città Alta, ormai piccole dall’alto della nostra quota, la Pianura Padana e (nelle giornate terse) la catena degli Appennini, dall’altro lato, verso nord, apprezzeremo il ruolo del Canto Alto come avamposto panoramico delle Orobie. Il disco segnaletico di orientamento (quello che indica i nomi delle vette e la loro posizione, per intenderci) arriva a segnare il Gruppo del Bernina in Svizzera, anche se le vette più lontane che si possono meglio ammirare sono il Pizzo Tre Signori, il Grignone, la Presolana… non c’è spazio per elencarle tutte!

Le abbondanti nevicate della stagione 2020/2021 hanno donato una veste invernale al Canto Alto come non accadeva da anni

Ci siamo rifatti gli occhi? Bene! Se avete bisogno di cibo o acqua (o di un bicchiere di vino) troverete il rifugio Alpini al Canto Alto poco sotto il Colle Sant’Anna (poco distante dalla H di elicottero), altrimenti zaino in spalla e riprendiamo la nostra corsa.

Il sentiero 220 scende alla località Pisgiù (Sorisole), ma noi lo abbandoneremo alla Forcella di Camblì (731 m.), dove imboccheremo il sentiero 113 in direzione di Bruntino. Giungiamo così alla Forcella di Rua (653 m.), a cavallo tra Sorisole e la Valle del Giongo. Qua sarebbe bello intraprendere qualche esile traccia che si cala nella valle ombrosa (il Giongo fa sempre parte del territorio del Parco dei Colli) ma la loro tecnicità e scarsa manutenzione li rende per noi out of scope. Proseguiamo quindi sul sentiero 113 che arriva allo spiazzo denominato Zappel d’Erba. Lo spiazzo è crocevia di più sentieri, noi teniamo la sinistra (abbandonando il 113) e prendiamo la discesa che porta a Bruntino. Scendiamo lungo la mulattiera, teniamo la sinistra al primo bivio e in breve arriviamo alle colline di Bruntino Alto coi suoi vigneti. La strada asfaltata che scende (Via Cà dell’Orto) arriva alla chiesa Bruntino, adagiata sulle colline che sovrastano il paese di Villa d’Almè.

Subito dopo la chiesa svoltiamo a sinistra (via Foresto) e dopo circa 1 km imbocchiamo il sentiero (svolta a sinistra, in discesa) che guada il piccolo corso d’acqua del torrente Rino. Evitando di salire alla località Boscalgisi, abbandoniamo il sentiero ad un bivio (tenendo la destra) e terminiamo la nostra corsa tra i colli e i vigenti arrivando al ristorante Taverna degli Amici.

Attraversiamo i campi della Brughiera correndo lungo Via Valli, arriviamo al centro abitato di Almè, attraversiamo il provinciale (ahimè, nota dolente, ma non esiste modo di bypassarlo) e proseguiamo lungo via Olimpia.

Imbocchiamo la pista ciclabile che taglia in mezzo ai campi e ritorniamo tra le amene colline di Città Alta. Il nostro percorso transita dallo storico Palazzo Agliardi e affronta la prima salita al Santuario di Sombreno, adagiato sulle propaggini delle colline di Bergamo, in posizione estremamente panoramica. 

Il sentiero CAI 711 mantiene la dorsale sommitale delle colline, sempre immerso nella piacevole atmosfera dei boschi misti di castagni, roveri, caprini… raggiungiamo così la cementata che sale al Monumento degli Alpini. Dallo spiazzo del monumento, la strada per tornare al nostro punto di partenza (Colle Aperto) sarebbe abbastanza breve, ma noi ci siamo prefissati di correre il più fedelmente possibile lungo il perimetro del Parco dei Colli, cercando di inglobare i suoi luoghi di interesse principali, pertanto la linea d’arrivo dovrà attendere ancora un po’.

Dal Monumento degli Alpini scendiamo alla chiesa di Colle San Sebastiano, quindi proseguiamo la discesa prima lungo via San Sebastiano e poi lungo l’antica mulattiera del Pascolo dei Tedeschi.

Prima del termine della mulattiera imbocchiamo la traccia (sulla nostra sinistra) e saliamo in breve alla sella denominata Madonna del Bosco. Dalla sella svoltiamo a sinistra e ci introduciamo nel Bosco dell’Allegrezza: Il sentiero scende al Monastero di Astino, incastonato nella graziosa Valle d’Astino posta ai piedi dei rilievi di Città Alta. Saliamo il ciottolato di Via Astino e, al suo termine, riserviamoci l’ultima grande fatica della giornata: la panoramica salita dello Scorlazzone. Guadagniamo così il borgo di San Vigilio, con il suo castello e il miglior balcone panoramico su Città Alta (da cui solitamente si scattano le “foto d’autore”). Non ci resta che intraprendere la discesa di Via San Vigilio per arrivare a Porta Sant’Alessandro in Colle Aperto, termine della nostra lunga e affascinante maratona nel Parco dei Colli di Bergamo. Ben fatto!

Auguriamoci di poter correre di nuovo tutti insieme, al più presto!

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