Sulla montagna sentiamo la gioia di vivere, la commozione di sentirsi buoni e il sollievo di dimenticare le miserie terrene. Tutto questo perché siamo più vicini al cielo.

(Emilio Comici)

Benvenuto nel mio blog, mi chiamo Claudio Regazzoni, sono nato a Bergamo nel 1986 e vivo alle porte della Val Brembana. Siccome non conosco modo migliore per presentarmi, ti racconterò qualcosa di me che ha a che fare con Orobico Dinamico.

Innanzitutto devi sapere che mi considero un frequentatore assiduo della montagna, che per me è in primo luogo uno spazio aperto e sconfinato, una realtà lontana dalla routine quotidiana, dove posso entrare in contatto con me stesso ed esprimermi liberamente. Piccolo esploratore senza freni, amo principalmente vivere questi spazi in ogni loro dimensione sportiva, dall’arrampicata all’alpinismo classico, dallo snowboard alpinismo alla corsa in montagna.

Nella vita sono system integrator (programmatore informatico per tutti quelli che dopo anni non hanno ancora capito il mio mestiere) presso un’azienda informatica bergamasca, un lavoro che per certi versi non potrebbe essere più lontano dalla mia inclinazione verso il mondo outdoor.

La passione per la montagna nasce sicuramente in tenera età, durante le vacanze estive e invernali a Valtorta in Alta Val Brembana. Le radici della famiglia Regazzoni si trovano appunto lì, in Val Stabina, ai tempi in cui erano ferventi le attività che davano vigore alle antiche comunità montane, ma questa è un’altra storia…

Quando la tecnologia non era che un lontano miraggio (per fare una telefonata bisognava recarsi al bar Olimpia) i ricordi più significativi delle mie lunghe vacanze in montagna sono le camminate con mio padre e i suoi amici, le ore passate a giocare nei prati d’estate, le forti nevicate d’inverno, le serate passate in casa, quando fuori era completamente buio, davanti al fuoco o a giocare ai giochi da tavola.

Un giorno, più o meno del 2006, ho l’occasione di ammirare la foto incredibile di una montagna: mai avevo visto qualcosa di così imponente e maestoso in tutta la mia vita. Avevo appena ammirato la Parete Nord del Pizzo Badile, nonché una delle sei grandi pareti nord delle Alpi. Decido in quel momento che farò tutto il necessario per poter salire quella parete pazzesca.

Mi iscrivo al corso di alpinismo CAI, mi appassiono alla falesia e alle vie multipitch, pochi anni dopo mi iscrivo al corso CAI di snowboard alpinismo, perfeziono le mie uscite con la splitboard, conosco molti amici che mi fanno provare l’ebbrezza del freeride e la fatica delle pellate in cima alle grandi montagne. 

Mi appassiono all’alpinismo classico, faccio la conoscenza coi 4000 delle Alpi, stringo un rapporto speciale con le mie due picche Quark che mi accompagneranno su una miriade (si fa per dire) di vette.

E la Nord del Badile? Bè, è ancora lì, nei sogni da realizzare. Mi fa sempre piacere pensare che un giorno o l’altro avrò l’occasione di poter cavalcare la sua grande parete.

In tutto questo vortice appassionante di attività alpinistiche, nel 2015 accadde un evento che segnerà profondamente il mio modo di andare in montagna. Quell’anno mi trovai tra le mani la locandina del GTO: Gran Trail Orobie, alla sua prima edizione. L’idea di percorrere 70 chilometri di corsa sulle montagne di casa, non sapevo perché, mi elettrizzò. La corsa in montagna era sempre stata un mondo distante da me, almeno fino a quel momento.

Così, come tanti bergamaschi quell’anno, risposi al richiamo dell’impresa impossibile, neanche tanto cosciente di quello che avrei dovuto affrontare. Mi dicevo: «Non mollare mai e vedrai che arriverai fino in fondo, qualunque sia l’obiettivo che vuoi raggiungere» (Ah! L’automotivazione…). E così fu: come un epico Forrest Gump, iniziai a correre per non smettere mai più. Ad oggi la corsa in montagna resta la mia passione principale, un modo di esprimersi fatto su misura per me, un demone del quale non sono stato più in grado di liberarmene.

Nonostante i grandi eventi a cui ho partecipato durante gli anni successivi (superando la fatidica red line dei 100 km sui Pirenei nel 2017), gli allenamenti nelle Orobie sono le esperienze a cui più mi affeziono.

Il Sentiero delle Orobie, la Dorsale Orobica Lecchese, la Gran Via delle Orobie, il Periplo della Valle Imagna e molti altri percorsi più brevi racchiudono alcuni tra i momenti più significativi di questa passione speciale per il trail running. Storicamente all’ombra delle Alpi Retiche, territorio prediletto per le discipline alpinistiche, iniziai a capire che le Orobie, la mia casa e la mia palestra, possono rappresentare il territorio ideale per praticare trail running e skyrunning.

Nel 2019 è arrivato un aggancio inaspettato, una nota casa editrice di Milano vorrebbe pubblicare una guida trail running nella bergamasca. E così, sapendo di aver a che fare col classico treno che passa una sola volta nella vita, ho accettato la sfida proponendomi come autore e proponendo un progetto che mirasse a coprire l’interno territorio delle Alpi e Prealpi Orobiche. La decisione comporta sacrifici, tra cui lo stop dagli eventi sportivi, ma in compenso mi da l’irripetibile occasione di collaborare con persone e realtà molto interessanti, trovando nuovi stimoli e ampliando le mie conoscenze di trail runner. Così, a giugno 2020, al termine del lungo periodo di lockdown, viene pubblicato Orobie Trail: 52 itinerari trail running tra le Grigne e il Lago d’Iseo.

Ad oggi la mia vita si divide tra gli impegni lavorativi di informatico, la casa con il mio orto, la famiglia e la mia compagna, mentre nel tempo libero rimanente provo (come sempre) ad attingere al pozzo infinito delle mie idee per portare alla luce qualche nuova avventura in montagna…

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